Montalcino: l’azienda agricola Patrizia Cencioni e il Brunello “per passione”

Quando Patrizia ha iniziato era giovanissima, ma la sua audacia lo ha portata ad essere una delle prime donna a produrre il Brunello, in un Consorzio dominato dagli uomini e di cui suo nonno Giuseppe era stato uno dei fondatori.

Sì, è vero, si può dire che avesse “respirato” Brunello fin da piccola, visto il contesto, ma il fatto che suo padre era venuto a mancare molto giovane l’ha messa giocoforza di fronte ad un bivio: così ha deciso di creare la propria cantina, una volta ereditata la sua parte dell’azienda, nella zona di Montosoli, dove Patrizia aveva vissuto fino a 20 anni e dove suo nonno negli Anni Cinquanta aveva comprato la proprietà in cui adesso ha sede l’azienda agricola a conduzione familiare.

Siamo nel 1989, gli anni in cui il “fenomeno Brunello” cominciava ad esplodere, dopo che nel 1980 era stata introdotta la DOCG Brunello di Montalcino. Il nonno, socio del Consorzio, aveva già intuito le potenzialità del vitigno e così Patrizia, quando in quell’anno pianta i suoi primi vigneti, non solo aveva in dotazione un’esperienza pratica di vigna e di cantina, ma anche la “cultura” di quello che sarebbe diventato l’oro del suo territorio.

La storia di quella che oggi è l’azienda agricola Patrizia Cencioni, 50 ettari compreso l’uliveto, comincia con quattro ettari vitati, poi diventati sei e ora dieci, con la prospettiva, nel prossimo anno, di poter godere di un ettaro e venti in più, registrati sotto il marchio del Rosso di Montalcino, sempre più richiesto dal mercato e in particolare dai consumatori giovani.

La cantina, e l’annessa sala degustazione, è circondata quasi ad anello dalla vigna, con il vigneto più giovane reimpiantato otto anni fa e le viti più vecchie che hanno intorno ai 35-40 anni.  Questo permette alla “squadra” che lavora quotidianamente in azienda di seguire tutto il processo, dalla vendemmia all’imbottigliamento, a chilometro zero: una rarità per Montalcino, dove la maggior parte dei produttori possiede piccoli appezzamenti dislocati in aree diverse.

L’approccio della cantina, dove domina quasi totalmente il tocco femminile, è interamente biologico, anche se la certificazione non è mai stata richiesta: si utilizzano, infatti, solo i prodotti indicati nel disciplinare del biologico, senza ricorrere a pesticidi neanche quando è necessario far fronte alle annate climaticamente più complicate.

Patrizia è affiancata dalle sue due figlie, Annalisa e Arianna, ma è lei a “sorvegliare” comunque tutto il lavoro quotidiano e ad avere l’ultima parola sui suoi vigneti a 350 metri sul livello del mare, con affaccio sulla Val d’Orcia, grazie anche alla collaborazione con un enologo come Valentino Ciarla, con il quale c’è una grande intesa sulla “filosofia” da adottare per valorizzare al massimo l’ottima qualità dei propri vini.

Il risultato è una produzione di circa 40.000 bottiglie all’anno, tra il Brunello, nella sua versione classica e in differenti tipologie – che da solo copre metà della produzione – il Rosso di Montalcino e il Rosato.
Il Brunello di Montalcino DCGC è il vino identitario dell’azienda, invecchiato quasi tre anni in botti diverse, molto apprezzato dai bevitori esperti ma anche dai neofiti, oltre che per le note di cuoio e spezie, anche per una leggera nota balsamica che lo caratterizza.

Un capitolo a parte merita il Brunello di Montalcino Riserva, che viene invecchiato separatamente nella “particella 123”: un vino dalla potenza molto controllata ed elegante, da sentore ben bilanciato e setoso, che viene messo in produzione solo nelle annate migliori. 100% Sangiovese, il vitigno che viene utilizzato non solo per il Brunello ma anche per produrre il Rosato Igt, dal colore molto carico e dal gusto molto versatile, adatto ai più svariati abbinamenti, come quello del  Rosso di Montalcino Doc.

Michela Nicolais

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