Tavignano, il simbolo dell’eleganza del Verdicchio

Eleganza. Quella dolce delle colline di Cingoli, dove si coltiva l’unico Verdicchio dei Castelli di Jesi doc della provincia di Macerata. Quella delicata che delizia il palato quando sente scendere il gusto pulito e verace dei vini della tenuta.

Quando le si chiede di riassumere con una parola il “brand” di un’azienda dove è approdata da soli tre mesi, Giulia Sacchi non ha dubbi. Toscana di nascita, la tenuta di Tavignano è subito entrata nel suo cuore a partire dalla vista che si gode da quella piccola-grande porzione di terre che comincia dal paesino più vicino, Staffolo, per poi allargarsi a 360 gradi e spaziare su tutto il territorio che va dal mare Adriatico al Monte Conero fino alle montagne dell’Appennino umbro-marchigiano, con i Monti Sibillini. Tavignano, 300 metri di altitudine, si estende per 230 ettari, di cui 30 coltivati a vite, 130 seminativi e il resto bosco. La tenuta è stata acquistata da Stefano Aymerich di Laconi e da sua moglie Beatrice Lucangeli nel 1975: “Due visionari, due pionieri del Verdicchio, che hanno sempre mantenuto un profilo basso e discreto”, li definisce Giulia.

Nei primi  Anni Novanta, quando era l’epoca dei vitigni internazionali, hanno destinato 17 ettari al Verdicchio. Una scelta drastica, quella di puntare su un vitigno autoctono, che si è perfettamente sposata con il microclima particolare del versante Nord della tenuta, che guarda a Sud-Sud Est prendendo la forma di un anfiteatro. “Le viti più vecchie – ci spiega Giulia – hanno trent’anni e si estendono per una porzione di quatto ettari da cui viene il Misco, il vino di punta dell’azienda”, ora guidata da Ondine de La Feld, che la porta avanti instancabilmente da 8 anni. Il Verdicchio Classico Superiore Misco e la sua omonima Riserva sono due cru che fanno l’orgoglio di Tavignano. Con la stessa cura è prodotto il Rosso Piceno Libenter da uve di Montepulciano, Sangiovese e un pizzico di Cabernet Sauvignon.

Tutti i bianchi di Tavignano vengono affinati in acciaio  – il Misco rimane in affinamento per circa 9 mesi e in bottiglia per altri 6 mesi – mentre i rossi maturano in pregiate botti di rovere. “Il Misco si distingue dagli altri tipi di Verdicchio”, ci spiega Giulia: “la struttura, la complessità, la morbidezza, il retrogusto amarognolo dato dalla mandorla tostata lo rendono più elegante e delicato, come dimostra anche il profumo al naso. Solitamente, invece, il Verdicchio è molto carico e impegnativo”. Non è un vino prepotente, insomma, il Misco, ed il tocco elegante e delicato – garantisce la nostra interlocutrice – si ritrova in tutti i vini prodotti dell’azienda.

Come il “Villa Torre”, che appartiene alla linea classica e a Berebene2021 che si è svolto a Roma a Villa Miani per iniziativa del Gambero Rosso ha rappresentato la bottiglia con il miglior rapporto tra qualità e prezzo, attestandosi al di sotto dei 13 euro. Tra i progetti di prossima realizzazione c’è la Vintage Collection, una selezione di vecchie etichette “per condividere la passione per l’invecchiamento e aumentare la consapevolezza delle possibilità di longevità del Verdicchio”, racconta Giulia, che ci tiene a sfatare l’idea, “purtroppo molto diffusa, specialmente tra gli stessi marchigiani, che il Verdicchio sia un semplice vinello da tavola”.  Proprio per questo a Tavignano, oltre alla diffusione internazionale che incontra il favore di Paesi come Belgio, Olanda, Germania, Usa, Australia e Inghilterra – destinatari del 70%  della produzione – ora si è scelto anche di puntare di più sul territorio per migliorare la diffusione sul mercato locale.

Non solo con la linea classica, ma anche con la linea “I Love Monsters”, curata personalmente da Ondine e interamente biologica, “di facile beva ma non per questo banale”, spiega Giulia: una gamma di vini che coniuga tradizione e innovazione ed è rivolta in modo particolare al pubblico giovanile.

Michela Nicolais

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