Vini d’Acqui e Brachetto on tour. Il 21 giugno al Gambero Rosso Academy

Roma è la terza tappa del tour “Il dolce, il rosso, il rosé – Alla scoperta dei Vini d’Acqui” organizzato da Gambero Rosso e il Consorzio Tutela Vini d’Acqui, che tra marzo e giugno porterà alla scoperta del territorio del Monferrato attraverso i suoi vini: il Brachetto d’Acqui (secco e dolce), l’Acqui rosé (spumante e fermo) e rosso, protagonisti di cene degustazione – con menu ideati per l’occasione – masterclass e wine tasting.

Ai banchi d’assaggio delle cantine partecipanti (che fanno parte del Consorzio di Tutela Vini d’Acqui), si potranno degustare alcune delle migliori etichette dei vini d’Acqui nelle principali denominazioni e tipologie.


Vini d’Acqui e Brachetto d’Acqui. Le nuove tipologie

Per molto tempo il consumo del Brachetto d’Acqui, vino dolce ricco di aromi di rose e di fragoline di bosco, si è limitato all’abbinamento con i dessert e con la frutta. Forse è stato proprio questo consumo “quasi obbligato” a limitarne la crescita, legandolo oltre modo alle abitudini e agli usi localistici.

In quest’ottica il Consorzio Tutela Vini d’Acqui (oltre al Brachetto d’Acqui, il Consorzio tutela anche il Dolcetto d’Acqui), ha ampiamente spinto per l’ultima modifica della Docg che arricchisce l’offerta con l’Acqui Rosato sia nella versione ferma che in quella spumante (con metodo Charmat o metodo classico) ottenuto separando con anticipo il mosto dalle bucce, e con l’Acqui Rosso fermo.

Questo restyling del Brachetto d’Acqui gli ha donato una nuova giovinezza e lo ha messo in competizione con altri vini riuscendo al tempo stesso ad attrarre nuovi consumatori: in particolare si punta sui giovani e sui nuovi momenti di consumo (come aperitivi e aperi-cene) abbinando queste nuove tipologie con stuzzichini salati.

“Con le nuove tipologie” – afferma il presidente Ricagno – “abbiamo la possibilità di estendere l’uso del nostro vino sulle tavole dove i vini secchi hanno più chance. Tutto senza abbandonare le versioni spumanti dolci che rappresentano buona parte della nostra storia. Per esempio, penso a un classico degli ultimi tempi: l’Acqui Rosé secco con i piatti speziati e piccanti di molte cucine etniche e fusion. Abbiamo anche provato i nostri Rosé spumanti con dei crudi di mare e persino con delle fritture di pesce: provare per credere”.

C’è anche chi gioca alla riscoperta delle vecchie tradizioni contadine in cui il vino aromatico secco (ma anche dolce) veniva consumato con i salumi ed eventualmente con crostini salati.

Vini d’Acqui e Brachetto d’Acqui. Il territorio

I vini d’Acqui sono figli di un territorio vocato e variegato, qual è il Monferrato, dove i vitigni si esprimono al meglio sin dall’antichità. Grazie a un clima caratterizzato da un regolare avvicendarsi delle stagioni, le uve sviluppano caratteristiche particolari che definiscono la tipicità, mentre la diversa composizione dei terreni (ricchi di sabbia, limo e argilla) di natura friabile, conferisce ai vini una versatilità espressiva unica, ponendo l’accento ora su finezza ed eleganza, ora su corpo e intensità di ogni elemento, ora su leggerezza e fragranza. Questo territorio nel 2014 è stato proclamato, patrimonio dell’umanità dall’ Unesco.

L’areale della denominazione comprende 26 comuni (8 in provincia di Alessandria – tra cui Acqui Terme che dà il nome alla Doc – e 18 in provincia di Asti) e potremmo delimitarla dal torrente Belbo a nord e a ovest e dal fiume Bormida a sud e a est. Nel 1992, con la nascita del Consorzio Tutela Vini d’Acqui, inizia il controllo sul territorio con particolare attenzione all’espansione delle vigne e al materiale vivaistico dei nuovi impianti. Subito arrivano i primi risultati: nel 1996 il Brachetto d’Acqui (o Acqui) ottiene la Docg con le tre tipologie: Brachetto d’Acqui Spumante (rosso dolce spumante), Brachetto d’Acqui (detto anche “tappo raso” che è rosso dolce frizzante) e Brachetto d’Acqui Passito (rosso dolce passito). Sono le tre tipologie storiche.

Il disciplinare prevede una composizione varietale di almeno il 97% di Brachetto e rese massime di 80 quintali/ettaro con possibilità di ridurla in annate poco favorevoli.

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