Beviamoci Sud: Grottaferrata, Martina Franca e Monticchio, tre esempi di valorizzazione del territorio

Uniti vinciamo”. E’ lo slogan dell’associazione “Vignaioli in Grottaferrata”, incontrata tra i banchi di Beviamoci Sud, che ha offerto una carrellata di eccellenze spesso misconosciute al “grande pubblico” ma in grado di stupire per la cura con cui intendono valorizzare il territorio, in questo caso la zona dei Castelli Romani, figlia di una storia di eruzioni vulcaniche che si sono succedute lungo i secoli.

Fiore all’occhiello della tenuta di Emanuele Ranchella, uno dei cinque produttori consorziati, è il Virdis, un Trebbiano verde discendente del Verdicchio, a cui nelle giornate romane che hanno messo in vetrina il patrimonio vinicolo da Roma in giù è stato affiancato Ad Decimum, “un rosso travestito da bianco”, come amano definirlo i produttori.

A Martina Franca si trova invece l’azienda Lasorte Cuadra, dall’unione dei cognomi della coppia che la guida, approdata in quest’angolo di Puglia per incroci di famiglia che hanno portato Roberto Lasorte, amministratore delegato i Querciabella in Chianti Classico, e Stephanie Cuadra, fondatrice di Terrestoria Wine Imports a Salt Lake City, durante i frequenti soggiorni trascorsi sotto lockdown nella casa di campagna a farsi portabandiera delle particolarità idrogeologiche e paesaggistiche della Valle d’Itria, tra Cisternino e Locorotondo, zona che si caratterizza per i vigneti a piccola estensione, massimo un ettaro, contornati da ulivi e mandorli.

La prima annata del Silos, un Verdeca bianco non aromatico, dalle note più balsamiche, vegetali ed erbacee è del 2020: una annata umida e secca, un vino che sembra semplice ma che per dispiegare appieno tutta la sua fragranza deve rimanere nel bicchiere per capirne le sfumature. Oggi Lasorte Cuadra produce 6.500 bottiglie, la metà delle quali destinate al mercato statunitense.

Dai bianchi ai rossi: la tenuta I Gelsi, a Monticchio, dal 2003 valorizza il patrimonio viticolo di famiglia in quello che è uno degli angoli più suggestivi della Basilicata per bellezza naturalistica e paesaggistica. Dieci ettari di vigneti, ubicati nel comune di Rionero in Vulture e Melfi potati a cordone speronato doppio, tra i 400 e i 600 metri sul livello del mare.


Ci rivediamo molto nel nostro vitigno più importante, l’Aglianico del vulture”, racconta Ruggiero Potito, che porta avanti l’attività coadiuvato dalla sua famiglia: “introverso, scontroso, arcigno, ma anche capace di grande dolcezze e delicatezze con il passare del tempo”.  Il Calaturi, Docg Superiore Riserva, è un vino rosso prodotto solo con le uve Aglianico del vulture provenienti dal vigneto Calaturi, un vigneto di un ettaro di cinquant’anni circa. La raccolta viene effettuata rigorosamente a mano, generalmente a fine ottobre. Vinificato in acciaio, affina per 24 mesi in botti di rovere di slavonia ed altri due anni di affinamento in bottiglia.

Michela Nicolais

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