Carignano del Sulcis: quattro generazioni di donne per un’unica etichetta

“I gechi sono i custodi del vino”. Bettina, da piccola, ne aveva paura e sua nonna, in un’epoca in cui non c’erano le cantine ma solo i magazzini, la rassicurava così.

E’ per questo che ha scelto come effige della sua etichetta proprio un geco, la cui sagoma campeggia su un Carignano del Sulcis che si tramanda da quattro generazioni in questo angolo di Sardegna dove la coltivazione a piede franco è sinonimo di qualità.
Quando senti parlare Bettina Caddeo, anima della cantina Xabarra a Sant’Antioco, è come sentir parlare, insieme a lei per darle man forte, le altre tre generazioni di donne che l’hanno preceduta tramandandole la passione per il vino. Sua madre, sua nonna e la sua bisnonna lavoravano in vigna personalmente, dalla mattina alla sera, in un’epoca in cui le donne godevano di scarsa stima e credibilità tra i loro omologhi maschili, che le guardavano con uno sguardo sempre obliquo e diffidente.
Fare vino, in un contesto come questo, ha davvero il sapore di una conquista e l’orgoglio con cui Bettina parla della sua unica etichetta, la cui prima vendemmia risale al 2014, traspare tutto e diventa contagioso.
Xabarra è un vino di nicchia che racchiude in sé tutte le peculiarità del vitigno autoctono da cui trae origine, resiliente ai venti che vengono dal mare della Sardegna sudorientale e nutrito dal terreno sabbioso. La località Sabarra, nel Sulcis-Iglesiente, era già rinomata per la coltivazione del Carignano, e Bettina mantiene viva la traduzione di famiglia producendo ancora oggi, da uve Carignano in purezza, un vino Doc di color rosso rubino dai riflessi bruni, caratterizzato da  struttura, eleganza ed equilibrio.
Il vigneto ha un’età che varia dai 20 ai 100 anni ed è situato a 200 metri dal mare, con una produzione per ceppo limitata, circa 1.2kg.
“Perché è vero che il vitigno è lo stesso – ci spiega Bettina a proposito della sua azienda vitivinicola, che porta avanti grazie all’aiuto del marito e del figlio – ma ogni Carignano è diverso dall’altro. La mia priorità è la qualità”.
Dallo scrigno dei ricordi del passato Bettina tira fuori un sogno: arrivare ad impiantare il Moscato, sempre a piede franco. A Sa Barra, accanto al Carignano, c’era infatti anche una piccola produzione di Moscato. “Mia nonna ne era così gelosa che ne serbava una bottiglia per le occasioni importanti, come Natale o Pasqua, portandosela nella sua camera da letto perché non la bevesse nessuno”, ci racconta Bettina: “in futuro mi piacerebbe offrire non solo una bottiglia di Carignano, ma anche una di Moscato”.
Michela Nicolais
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