I migliori vini italiani 2024: le eccellenze italiane secondo Luca Maroni

Curiosare e degustare tra i banchi di assaggio di “I migliori vini italiani”, l’ormai tradizionale manifestazione romana che al Salone delle Tre Fontane premia l’eccellenza vitivinicola del nostro Paese a insindacabile giudizio del “patron” Luca Maroni, significa fare un viaggio alla scoperta di aromi, sentori e profumi che evocano l’incredibile varietà del panorama ampelografico nostrano.

Il Lazio, le Marche e l’Emilia Romagna sono alcune tra le regioni che abbiamo scelto di “visitare”, facendoci raccontare dai produttori come siano arrivati ad ottenere questi riconoscimenti, frutto della passione e della cura con cui si valorizzano i prodotti autoctoni di ciascun territorio.

L’Antica Tenuta Palombo, fondata nel 1980 da Giovanni Palombo, si trova ad Atina nell’incantevole Valle di Comino. I vigneti, tutti di proprietà della famiglia, si estendono per sette ettari racchiusi fra monti pittoreschi. La Valle, infatti, si trova in una zona geografica particolarmente favorevole alla crescita armoniosa dell’uva. Un esempio perfetto di questo connubio è il Duca Cantelmo Atina Cabernet Riserva del 2017, riconosciuto da Luca Maroni come uno dei vini rossi migliori d’Italia, insieme al Rosa Invidiata 2020, che primeggia invece tra i vini rosati.

Il Castello di Luzzano, e l’omonima azienda di proprietà di Giovanna Fugazza, ha due anime: una lombarda e un’altra emiliana, con una linea di confine che taglia a metà i vigneti estendendosi così su due territori diversi. I terreni delle due aziende, pur vicine tra loro, presentano infatti alcune differenze.
A Luzzano, dove sono state portati alla luce numerosi reperti di epoca romana risalenti al I secolo dopo Cristo, prevalgono marne calcaree, mentre Romito, famosa per la sua Malvasia, è caratterizzata da terreni costituiti da sabbie profonde. Il risultato sono 110 ettari, di cui 75 vitati, parte con la D.O.C. Oltrepò Pavese e finisce con la D.O.C Colli Piacentini.  Tra le varietà coltivate, prevalgono quelle tipiche della zona quali Barbera, Bonarda, Pinot Nero e Malvasia di Candia, oltre a Merlot, Syrah, Cabernet e Chardonnay.

L’Azienda Vinicentanni, nel territorio di Ascoli Piceno, ha già nel nome il suo segreto: generazioni che si tramandano da un secolo la sapienza antica del fare il vino così come tradizione comanda. “Nel nostro nome – raccontano in azienda – è racchiusa la passione per il vecchio modo di fare il vino, mischiando uve bianche e uve rosse combinandole in maniera perfetta”. E’ nato così l’esperimento del Centanni, unione perfetta di due anime in un solo calice, la cui prima annata è partita con 5 mila bottiglie.

In questo vino biologico rosso fruttato la saggezza contadina abbraccia la tecnologia, sfidando ogni convenzione: uve nere e bianche fermentano insieme per 25 giorni in tini di acciaio a bassa temperatura, cui segue un lento affinamento. Alla vista, Centanni è un vino rosso intenso nonostante la presenza di uve bianche all’interno, al naso i profumi e i sentori ben equilibrati delle uve rosse si mescolano a quelli gialli e verdi delle uve bianche. Il gusto che risuona è quello della pesca tabacchiera. Una scommessa coraggiosa, insomma, su un vino di cui si vuole sorvegliare l’evoluzione per scoprire le sorprese che riserverà.
Per ora, si è aggiudicato la palma del miglior vino in assoluto secondo il curatore della kermesse romana.

Michela Nicolais

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