Vini invecchiati in fondo al mare. La nuova moda dei produttori europei

Sono sempre di più i produttori non solo europei che decidono di fare invecchiare i loro vini sul fondo del mare. In apposite cantine sommerse, in Francia, Spagna, Italia, Grecia, ma anche Stati Uniti, Cile o Australia.

L’utilizzo di questa pratica, che sta spopolando, si basa sul fatto che il fondo marino sia un ambiente ideale per affinare i vini: le temperature del fondale marino sono costanti e l’affinamento avviene in assenza di luce.

Il risultato è che il vino così affinato conserva le sue caratteristiche organolettiche.

Conservare le bottiglie sul fondo marino, sostengono importanti esperti vinicoli, offre condizioni migliori per invecchiare un rosso o un bianco e porta a dei risultati molto interessanti, mantenendo inalterate le caratteristiche organolettiche. Secondo Mark O’Neill, esperto del settore vitivinicolo alcuni vini hanno un sapore diverso, sono maturati più velocemente ma con un retrogusto delicato. Non sempre però si ottiene questo risultato. C’è ancora molta ricerca da fare su questo argomento, anche dal punto di vista scientifico.

Cantine a quindici, venti metri di profondità per un Bordeaux fino a sessanta metri per uno spumante italiano. Stando a diverse ricerche più si va in profondità e più la temperatura resta costante, regna la penombra e le correnti esercitano una forte pressione, che per le bottiglie di vino frizzante è indispensabile.

Questo metodo di far invecchiare il vino in mare esiste già da una decina di anni, ma solo ultimamente è diventato un mezzo diverso usato dal settore vinicolo che sta entusiasmando produttori e consumatori.

spot_img