Non solo vino. Può sembrare un facile slogan, e invece per Antonio Santarelli è una realtà. Lo si scopre visitando la cantina dell’azienda Casale del Giglio a Le Ferriere, nell’Agro Pontino, grazie ad un “press tour” sapientemente organizzato da Smstudio, nell’ambito della manifestazione “Vini d’Abbazia” – giunta quest’ano alla quinta edizione – che oltre ai banchi d’assaggio nello splendido complesso medievale dell’Abbazia di Fossanova ha permesso ad un gruppo di circa 30 giornalisti di scoprire da vicino i segreti di una cantina già molto nota nel Lazio e nel mercato estero per la qualità e la vastità dei suoi prodotti, ma che ha anche una storia da raccontare su un territorio con radici antichissime pronte a farsi conoscere da un pubblico non soltanto di addetti ai lavori.
Accanto alla viticoltura, l’azienda fondata nel 1967 dalla famiglia Santarelli segue infatti da tempo il progetto di Satricum, in collaborazione con la soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone e Latina, grazie soprattutto all’infaticabile impegno della professoressa Marijke Gnade del Reale Istituto Olandese di Roma, e la collaborazione con i Comuni di Aprila, Latina e Nettuno.
“Gli scavi – racconta Marijke, che ha cominciato a scavare qui a 26 anni nel 1976, proprio in una porzione limitrofa ai vigneti del Casale del Giglio, grazie all’amicizia con Antonio Santarelli, suo coetaneo – hanno consentito l’individuazione della Via Sacra, che conduceva al Tempio della Mater Matuta ed il ritrovamento di un calice in ceramica usato per il vino risalente al V secolo a.C.
La storia degli scavi di Satricum – un’acropoli risalente alla fase tra l’VIII e ii VII secolo a.C., che dà il nome a uno dei vini di punta e più premiati di Casale del Giglio – inizia nel 1896, quando il francese Hector Graillot scoprì sulla collina dell’attuale Borgo le Ferriere i resti del tempio dedicato alla dea Mater Matuta. Fino al 1898 si intraprese una lunga campagna di scavo sotto la guida di archeologi italiani. Vennero portati alla luce molti reperti, ora conservati al Museo di Villa Giulia a Roma. Non si fece più nulla fino al 1907-1910, quanto gli scavi ricominciarono.
Attorno al 1975 il Comitato per l’Archeologia del Lazio chiese al Reale Istituto Olandese di Roma di occuparsi della ricerca archeologica di Satricum. Da allora gli archeologi olandesi hanno ottenuto importantissimi risultati, come la scoperta del Lapis Satricanus, una base di pietra con un’iscrizione in latino arcaico databile tra il 525 e il 500 a.C. Dal 1990 al 2022 gli scavi sono stati curati dall’Università di Amsterdam, sotto la responsabilità di Marijke Gnade. Nel 2023 il progetto è stato trasferito al Reale Istituto Nederlandese a Roma.
Dopo quarant’anni, finalmente il Comune di Latina ha approvato la delibera che dà il “via libera” alla creazione del Parco Archeologico, attorno al quale l’azienda guidata oggi da Antonio Santarelli, insieme con i figli, ha in progetto di sviluppare iniziative basate sul connubio tra vino e archeologia, all’insegna della valorizzazione del patrimonio artistico e vitivinicolo di un territorio troppo spesso, ancora oggi, oscurato dalla vicinanza con la Capitale, che fagocita le presenze turistiche. “Nel 2032 si celebreranno i 100 anni della città di Latina – sottolinea Antonio – e potrebbe essere un’occasione unica per far conoscere meglio la ricchezza del nostro patrimonio culturale, oltre che vitivinicolo”.
Come punto di partenza, si può scegliere proprio l’azienda Casale del Giglio, al cui interno, in mezzo ai vigneti, gli scavi hanno portato alla luce, oltre alle rovine del tempio, anche una Villa romana patrizia del II secolo dopo Cristo.
Michela Nicolais
